Edito di Pasqua

30.03.2015

Come non pensare a don Sandro in questi mesi di fermento, di gioia e di commozione?

E come non legare il dono della vita di un Martire alla Morte e Risurrezione di Gesù?

Questa notizia che è arrivata come un fulmine, dopo anni di attesa, quando non si sapeva più cosa stava succedendo non può però solo fermarsi al nostro compiacimento. Deve diventare un’occasione di riflessione, un rendimento di grazie a Dio nella preghiera, una riscoperta degli insegnamenti che ci ha offerto con la sua testimonianza con tutta l’autorevolezza che viene da un riconoscimento ufficiale della nostra madre Chiesa.

Noi che lo abbiamo conosciuto, che abbiamo condiviso una parte del cammino della vita, che sentiamo ancora la sua presenza nei nostri locali, nelle nostre strade, che sentiamo il respiro affannoso di don Sandro mentre lavora “per noi che oggi siamo ancora qui”, abbiamo una grande responsabilità.

La responsabilità è quella di non guardare solo a lui, don Sandro, ma di guardare a Lui, il Cristo, che ci ha dato il più grande esempio di amore per i nemici e di dare la vita. Questo è stato il cammino di don Sandro: un’autentica sequela di Gesù! Questo dovrà essere anche il nostro cammino.

 

E allora la Pasqua, la Risurrezione di Gesù, il compimento della Sua passione e morte, è la nostra gioia per la sua beatificazione. La Pasqua è il momento in cui ci lasciamo guidare dallo sguardo di Dio.

Oggi forse tante cose sono cambiate, ma la nostra fede deve essere sempre quella che ci porta a guardare a Risorto come ad una promessa.

 

Guardare al Risorto significa non disperarsi, non perdersi d’animo, guardare un po’ più lontano. Se la nostra vita ci sembra dura, difficile, abitata solo di tanto in tanto da qualche barlume di felicità, fragile piacere di vita, lo sguardo che arriva dal risorto mette una luce nuova sulle nostre vicende: la luce di una giustizia di Dio che accade e sempre è attenta ad ogni uomo.

 

Le vicende di questo mondo, alcune le scegliamo, altre ci capitano da sole, tutte dobbiamo viverle! La prospettiva della Risurrezione è però molto più alta. Noi le guardiamo ad “altezza uomo” e magari ci perdiamo dentro; dall’alto della prospettiva di Dio-Risorto le possiamo vedere in un altro modo scoprendone il valore dell’obbedienza e della strada che ci porta alla nostra personale santificazione.

Don Sandro ha scelto la sua strada e ha vissuto ciò che la storia gli ha proposto con fiducia in questa presenza di Dio. Oggi sta a noi vivere la nostra storia, le vicende di tutti i giorni con uno spirito che guarda dall’alto e va ancora più su!

Che la Pasqua sia l’entusiasmo per la vita, l’unica che abbiamo per giocarci nella festosa partita della santità.

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